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I fondamenti dell'aritmetica e della geometria in Platone by Vittorio Hosle

By Vittorio Hosle

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Roma, Nottetempo, 2009, eightvo brossura con copertina illustrata, pp. 127 con una tavola fotografica nel testo.

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Ireneo aveva potuto conservare la sua lealtà all'impero, nel senso che omnis potestas a Deo; ma egli stesso sapeva benissimo di aver predicato in lingua celtica ai contadini celti. Il suo discepolo Ippolito ha intuito che la struttura aristocratica della società ellenistico-romana non poteva all'infinito soddisfare la sostanza democratica di proletariati contadini nazionali come il celtico o l'egiziano o il libico-punico. Anche in un paese fortemente romanizzato, come le Gallie, il proletariato contadino, a cui si volgeva la predicazione cristiana, diceva (per esprimerci in francese moderno) lie e sillon; questi vassalli (la parola è celtica) dei ricchi gallo-romani parlavano celtico.

Da Commodo a Severo Alessandro (180-235) 469 et eleemosynis. Lo stesso Cipriano, nel suo scritto De opere et eleemosynis, ci presenta una, diremmo quasi, concorrenza fra economia ecclesiastica ed economia statale: « il patrimonio affidato a Dio, non lo può strappare la res publica né il fisco lo può colpire... » (cap. 19). Res publica e fiscus si contrappongono a economia di carità. Sebbene il problema della coesistenza di queste due economie meriti un approfondimento maggiore (esso è un problema assai complesso, come del resto molti altri punti trattati nel presente paragrafo), tuttavia possiamo concludere con certezza che lespansione di questo inatteso tipo di economia « di elemosina » (la quale rimontava alle collette delle comunità cultuali giudaiche, ma ora assumeva un'ampiezza di grande portata) ha dato al in secolo una impronta originale, e non può esser « liquidata » coi lamenti del pagano Porfirio sulla follia dei ricchi cristiani che buttano al vento i loro beni.

L'entrata di c1arisimae feminae e di affaristi nelle comunità cristiane era dunque la principale fonte di ricchezza per le comunità stesse: clarissimae di Roma, e per giunta di un vescovo pagato bene (appunto per questo, la fonte di Eusebio riferisce il particolare del salario). Essi equivalgono a sei volte la paga semplice (dunque, senza donativi) di un legionario. Questi dati sono indicativi delle classi di redditi nell'epoca di Commodo: la distanza enorme fra il salario dei procuratori e quello di un vescovo di Roma chiarisce (in termini del metodo traslativo di Ragnar FRIsH) l'altissimo valore numerico della elasticità dell'utilità finale del denaro nell'epoca che studiamo, e la funzione « democratica » dell'economia ecclesiastica di rinunce in questo periodo.

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