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L'Espresso - Issue 4, 27 January 2011 by L'Espresso

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La contessa di ricotta

Roma, Nottetempo, 2009, octavo brossura con copertina illustrata, pp. 127 con una tavola fotografica nel testo.

Italian & Basics: Alles, was man braucht für das dolce vita zu Hause

Fan der italienischen Küche? brand! Fan von simple cooking & uncomplicated baking, den absoluten fundamentals fürs Kochen und Backen mit Spaß? Benvenuto! Nach simple cooking und simple baking kommt jetzt l. a. dolce vita: Italienische Lieblingsrezepte fuer die Urlaubsstimmung zu Hause. Ferienlektuere inclusive witzige tales ueber die Basic-Zutaten wie Pasta, Reis, Olivenoel und Kaese, Vino und coffee.

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Prendo ad esempio un film che non è mio. “Il Divo”. Vince il premio della giuria a Cannes. Sfiora i 5 milioni di euro di incasso, viene venduto all’estero. Successo di critica e di pubblico. A tutt’oggi è invenduto per i diritti tv. Magari ci possono essere di mezzo questioni politiche. Ma il valore dei diritti televisivi de “Il Divo” non può essere uguale a zero. In un mercato così ristretto ci sono troppi fattori di rischio». Come il calcio, il cinema non sopravvive senza diritti tv. Ma il mercato è un oligopolio.

La sua valenza politica». Lei ha pregiudizi verso i film comici? «Per nulla. Il cinepanettone di Natale non lo farei, ma non per evitare il pubblico ampio. La nostra linea editoriale è incontrare un pubblico ampio con prodotti di qualità. Posso citare i film di Gabriele Muccino, che per me sono prodotti di qualità, oppure “Gomorra” di Matteo Garrone che, in partenza, era un prodotto da festival, dove non si capisce una parola, con i sottotitoli in italiano, cinque storie intrecciate e un finale drammatico.

In più, è chiaro che Medusa ha una forza L’espresso Foto: Webphoto (2), courtesy Fandango L Non spetta allo Stato aiutare questo tipo di ricerca? E se lo Stato non ha soldi? «Su questo c’è tanta demagogia. La questione viene posta nei termini seguenti: meglio che funzionino gli ospedali o meglio dare soldi al cinema? Così è chiaro che la risposta è obbligata. Ma il finanziamento alle attività culturali è una prassi nel mondo. Non «A me sembra un paradosso che l’impresa è prassi che cinema e privata investa nel lungo termine più di quanto faccia il sistema-paese.

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