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Trattato del fuoco e del sale by Blaise de Vigenère

By Blaise de Vigenère

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Roma, Nottetempo, 2009, octavo brossura con copertina illustrata, pp. 127 con una tavola fotografica nel testo.

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Meglio lasciar lavorare le cose, attendere i risultati dalla forza degli eventi: l’alleanza era in re, esisteva virtualmente, ciò ch’era assai preferibile ad un trattato su pergamena. Ed era, fuor di dubbio, sincero in queste sue affermazioni. Soltanto, il difficile sta poi sempre nel fissar i limiti del juste et raisonnable; e il pericolo c’era che l’ammirazione per il nuovo astro e soprattutto la avversione a Francia57 non protraessero per avventura quei limiti troppo più in là di quel che non fosse nel preciso interesse dell’Italia.

Una concezione già quasi nazionalistica, che vede interessi specifici in lotta gli uni con gli altri e solo questi, parla di potenza e non vuol più concedere nulla al «sentimentalismo» e, come nel Blanc, ripudia i «vieti principî» e le dottrine del passato158 ; una concezione per cui i crispini e, anche, altri uomini della Sinistra, non escluso talvolta il Mancini159 , si trovano, senza volerlo, sullo stesso piano del conservatore de Launay160 , e lontani assai da Garibaldi e da Carducci. La caduta del Secondo Impero e l’avvento della Repubblica non bastano quindi più per decidere pro e contro la Francia; e invece questi uomini, che proclamano la necessità di una politica puramente italiana161 , nel senso di una politica non influenzata da memorie del passato, da preconcetti di razza, di religione, di storia, e puramente attenta agli interessi propri, razionalmente soppesati e valutati, che si atteggiano dunque anch’essi a realpolitici, secondo il tono generale dell’epoca, questi uomini mantengono verso la Francia, pur dopo il 4 settembre, un atteggiamento pieno di riserva.

E sarebbe egli stato non meno reciso e deciso anche di fronte alla Germania, quando l’influsso tedesco fosse sembrato minaccioso come lo era stato quello francese; non per nulla il Mazzini deplorava, nell’agosto del 71, il «servile avvicendarsi come d’antico» di influenze francesi e germaniche154 d’accordo in questo con il Carducci, il quale, pochi mesi appresso, nel gennaio del ’72, aggrediva «la borghesia ben pensante, che ammira sempre la forza e il successo», la quale «vestiva i suoi bimbi alla foggia degli ulani come pochi anni avanti gli avea vestiti alla foggia degli zuavi», comportandosi con la Francia, la maggior parte degl’italiani, «come lo schiavo recente di servitù il quale esulta su la sventura del padrone che teme»155 .

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